Eccellenze made in italy: ICM e Manni Sipre, da Verona a Panama per contribuire al raddoppiamento del canale centroamericano. A convincere il consorzio di costruzione, la tecnologia e la rapiditá…

Il 2015 sarà ricordato come l’anno del raddoppiamento dei Passaggi Marittimi Strategici, come sono chiamati i Canali come quello di Suez, in Egitto, quello di Kra, in Cina, o di Panama, in America Centrale. Mentre è appena stato completato il raddoppiamento di quello di Suez, infatti, il chok point di Panama ha superato ‘a pieni voti’ entrambi gli stress test, sia quello sull’Atlantico che quello sul Pacifico: un successo made in Italy, quello del Canale di Panama, dato che a guidare il Consorzio internazionale di costruzione è la Salini Impregilo, il gruppo italiano guidato da Alberto Giovannini.

“L’apertura delle valvole e la prima fase dell’inondazione delle camere – hanno spiegato dalla Salini Impregilo – permetteranno di avviare le prove delle gigantesche paratoie costruite in Italia e dei relativi sistemi elettromeccanici che, da metà 2016, regoleranno il passaggio delle navi tra gli oceani Atlantico e Pacifico grazie a un sincronismo che durerà meno di cinque minuti per ogni paratoia e si ripeterà 24 ore su 24, ogni giorno dell’anno. Il progetto ‘Terzo set di chiuse’ ha previsto oltre 50 milioni di metri cubi di scavi, 5 milioni di metri cubi di calcestruzzo, 290.000 tonnellate di ferro e l’impegno di oltre 10.000 persone. Le paratoie giganti, che distano dai loro alloggiamenti in cemento armato solo pochi centimetri, sono mediamente alte circa 35 metri, larghe circa 10 metri e lunghe circa 55 metri, con un peso di oltre 4.000 tonnellate ciascuna”.

Progetto per il raddoppio del Canale di Panama: ICM e Manni Sipre, eccellenze veronesi

Tra le aziende che hanno preso parte all’enorme progetto, iniziato nell’agosto del 2009, oltre alla Salini Impregilo ed al Gruppo Trevi, anche due realtà veronesi, ossia la ICM di Albaredo d’Adige, azienda che da dieci anni opera nell’ambito della produzione di inerti, e Manni Sipre, azienda del Gruppo Manni Hp, società leader nel mercato nel settore degli elementi strutturali in acciaio prelavorati. I valori aggiunti messi sul piatto della bilancia dalle due aziende veronesi, che gli hanno consentito di aggiudicarsi un appalto da 36 milioni di euro, sono stati la forte innovazione ed una diminuzione delle tempistiche più che dimezzata.

Compito dell’azienda di Albaredo era quello di fornire gli impianti di frantumazione:

“Credevamo – hanno raccontato Icilio Guicciardi e Marco Dusi, titolari della ICM – che fosse quasi un pro forma perché gli impianti che noi forniamo costano più cari di quelli dei concorrenti, anche se hanno il vantaggio di produrre tre volte tanto. Ci avevano chiesto tempi molto brevi e noi abbiamo progettato e realizzato un sistema che dimezza i tempi rispetto alle proposte dei concorrenti, quindi riduce drasticamente i costi”.

Ma gli otto impianti di frantumazione avevano bisogno di 2.000 tonnellate di fondazioni in acciaio: per questo motivo la ICM ha chiesto aiuto alla Manni Sipre che, grazie all’utilizzo del sistema di prelavorazione dell’acciaio con pezzi imbullonati, ha consentito la riduzione dei tempi di consegna dai cinquanta mesi della concorrenza a venti. “Abbiamo messo a disposizione – è stato riferito da Manni Sipre – tutte le capacità di consulenza tecnica e finanziaria per la scelta dei materiali e le modalità di lavorazione, calibrando ogni singola parte delle strutture per individuare le soluzioni a vantaggio della competitività del progetto nel suo insieme”.

A dimostrazione che la sinergia industriale tra aziende virtuose può fornire ‘plus’ a livello mondiale.

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